Diffidare

Assistiamo ad un momento di grande mobilitazione sociale. Stiamo conoscendo tanti nuovi difensori degli oppressi. Una moltitudine, finora sconosciuta e silente, avanza ed esce allo scoperto mettendoci faccia e firma. Si recuperano parole e simboli come Resistenza e Costituzione che parevano destinati ad essere superati (dall'Europa del pensiero unico finanziario) o smantellati (attraverso referendum). Sulla c.d. stampa, sui social, durante gli apericena o il fitness, si moltiplicano le prese di posizione sdegnate. In questi giorni percepiamo una diversa consapevolezza e tentativi di riscatto: 

hanno scoperto la categoria dei poveri. Si schierano con convinzione dalla loro parte chiedendo maggiori finanziamenti. Contrordine: non sono più quelli che stanno sul divano a bivaccare;
hanno scoperto la categoria dei disoccupati, dei precari, dei neet, dei riders e si schierano con convinzione dalla loro parte chiedendo salario minimo garantito, tutele assicurative, piani per l’occupazione. Contrordine: agevolare il licenziamento, rimuovendo l’art. 18, crea lavoretti, non lavoro;

hanno scoperto le periferie e soprattutto che le cabine elettorali sono arrivate anche lì. Adesso vogliono frequentarle assiduamente ed occuparsi delle relative problematiche. Contrordine: i grandi eventi e i festival non costruiscono fogne, non piantano alberi, non migliorano il trasporto pubblico dei pendolari;

ed infine la scoperta più importante e commovente: la categoria dei migranti. Chiedono accoglienza per disperati che fuggono da guerre, miseria e che rischiano di morire nelle mani degli scafisti. Contrordine: non aiutiamoli solo a casa loro e non rappresentano più un pericolo per la tenuta democratica del nostro Paese.

Bisogna radicalmente diffidare dai solidali a targhe alterne. Da quelli che tra un privilegio e l’altro, una rendita di posizione e l’altra, prima collezionano petizioni di principio e poi deridono (o peggio) ostacolano le attività di redistribuzione della ricchezza. Da quelli che, nell'attuale crisi strutturale, sostengono la necessità di creare lavoro (impossibile per tutti, con questo sistema) e non di erogare un reddito (possibile per tutti). Da quelli che diffondono il secondo dogma del capitalismo, oltre a quello della massimizzazione del profitto previo sfruttamento dell’altro, e cioè: accettare qualsiasi lavoro anche se malpagato, mal-contrattualizzato, mal gestito. Da quelli che considerano le periferie come riserve naturali degli schiavi, gli sconfitti che la storia è costretta a sopportare prima di dimenticare. Da quelli che non si preoccupano della condizione dei migranti nei CIE o CPR (Centri Permanenza Rimpatri), nei CARA (Centri Accoglienza Richiedenti Asilo), nei campi agricoli, nelle imprese edili. Da quelli che non si preoccupano dell’integrazione effettiva dei migranti nel tessuto sociale. Da quelli che sono contrari ad assicurare ai migranti adeguati luoghi di culto. Da quelli che non si impegnano per l’interruzione dello sfruttamento energetico, il rispetto dell’ambiente, lo smantellamento del traffico di armi nei territori da cui provengono i migranti. Da quelli che giustificano l’accoglienza dei migranti non per motivi umanitari e di giustizia ma per utilità. Da quelli che giustificano l’accoglienza dei migranti solo per arruolarli come lavapiedi.
Diffidare.
E fidarsi solo di quelli che vedono nei migranti: sofferenza, oppressione, speranza. E di conseguenza si comportano.