Rimanere

Rimanere (1).
Accorgersi di essere a casa, luogo non raggiunto da noi, ma in cui ci ritroviamo e possiamo abitare gratuitamente. Immersi nella tempesta, ma, comunque, custoditi dal male che attende “accovacciato alla porta” (2), un nostro allontanamento, per renderci schiavi delle logiche del mondo, dopo un apposito corso di disumanizzazione. Invece, diventati erranti, iniziamo a deturpare la terra in cui siamo nati e a non riconoscere più i fratelli con i quali prima coabitavamo pacificamente.

Rimanere.
Siamo già nella verità, dobbiamo solo coglierla, non elaborarla. Riflettiamo sulla Parola di Dio, scrutiamo nelle pieghe dell’esperienza, cerchiamo la testimonianza dei profeti, ma non costruiamo sistemi, perché non siamo in grado di spiegare tutta la realtà, che rimane in gran parte mistero. Ci sono, infatti, delle provvidenziali contraddizioni che sbarrano la strada al nostro delirio di onnipotenza. Non servono i teoremi matematici davanti alla verità assurda di un artista. Non si chiede di piegare il capo in segno di sottomissione, ma di guardare con gratitudine una verità che supera la ragione riempiendoci di vita.

Rimanere.
Siamo di fronte ad un amore che richiede tempo ed osservazione. Non è immediatamente evidente, non si mette in mostra e spesso viene sopraffatto dai surrogati industriali prodotti dal mondo. Eppure quell'amore non si lascia sradicare, resiste nelle profondità. È una fiamma che per quanto minuscola, niente e nessuno riesce a spegnere, è una sorgente di acqua che per quanto sommersa da pietre e fango niente e nessuno riesce ad inquinare ed inaridire (3).

(1) Vangelo di Giovanni 15, 1-17
(2) Genesi 4,7
(3) Cfr. «Dentro di me c’è una sorgente molto profonda. E in quella sorgente c’è Dio. A volte riesco a raggiungerla, più sovente essa è coperta da pietre e sabbia: allora Dio è sepolto. Allora bisogna dissotterrarlo di nuovo» (Etty Hillesum, Diario 1941-1942, traduzione Chiara Passanti-Tina Montone–Ada Vigliani, Adelphi, Milano 2012, p. 153)