Post-precariato

Vanno in bicicletta, ma non è una passeggiata*. Corrono per la città, ma non è sport. Portano cibo, ma non è una festa. Sono il profitto ambulante dell’azienda. Sono lo sfizio del piccolo borghese che aspetta di gustare il suo sushi, rigorosamente sul divano e davanti al Grande Fratello. In una di quelle serate, insomma, che passano alla storia. In uno di quei riti di alienazione necessari,  secondo le indicazioni del Sistema, per continuare ad adeguarsi sempre e comunque. Si sbrigano, altrimenti il padrone con la faccina da algoritmo si offende, anzi si vendica riducendo le possibilità di consegna. Sono lavoratori flessibili: nel senso che l’azienda li piega alle proprie esigenze in termini di retribuzione e di disponibilità di tempo. In sintesi: profitto garantito per l’azienda, niente certezza di salario (neanche minimo) per i lavoratori. Sono liberi di ammalarsi se non hanno dato la disponibilità ai turni, altrimenti è vietato e saranno puniti. Sono liberi di infortunarsi se non hanno dato disponibilità ai turni, altrimenti è vietato e saranno scartati. Sono libere di rimanere incinta ma devono ricordarsi che la gravidanza rallenta l’efficienza del servizio e rischiano di essere sloggate. L’azienda, infatti, non licenzia e non manda lettere per non turbare la serenità dei lavoratori. È una questione di stile e di sensibilità. Infatti una cosa è essere cacciati con un provvedimento ufficiale, un’altra è essere rimossi con un clic e senza burocrazia. Tutto smart, tutto veloce e senza vergogna.

* Riders, ciclo-fattorini che lavorano per le piattaforme digitali consegnando cibo a domicilio.