Teologia della sconfitta

Assumere la sconfitta è il cuore della testimonianza. Saper rinunciare non solo al personale successo in termini di consenso ma anche all'efficacia dell’azione. Seguire il Vangelo sicuramente pacifica la coscienza ed umanizza esprimendo e realizzando la nostra essenza. Opera il necessario de-centramento origine di ogni salvezza. Guarisce dalla dittatura dell’io, smaschera e rende innocua la seduzione degli idoli. Ma tutto ciò non avviene in modo concordato e condiviso. Perché il mondo si sente minacciato dalla Buona Notizia e risponde con la violenza. Per questo il Vangelo viene continuamente crocifisso sul Calvario, non può abitare nella città. Questa è la sentenza senza appello e senza pentimento che il mondo ha emesso. È consentito parlare del Vangelo e al limite manifestarlo attraverso i riti ma non si può applicare. Il confine tra la vita e la morte è l’applicazione. Se rimane parola (con la p minuscola) e celebrazione (formale nel senso di vuota) viene tollerato, se diventa prassi no. La violenza organizzata e strutturale del mondo raggiunge, con la complicità dei ricattabili di ogni tempo, i seguaci che si pongono come segni contraddizione. Quindi chi vuole seguire il Signore si prepari sicuramente alla morte spirituale cioè alla distruzione della propria immagine e reputazione e poi anche alla morte fisica(1). La vittoria del mondo appare inesorabile. Ma solo per 3 giorni.

(1) Cfr Siracide 2,1 "Figlio, se ti presenti per servire il Signore, prepàrati alla tentazione"