card. Francesco Montenegro: Dio è inquietante e scomodo

Introduzione: Questa indegna civiltà ha trasformato il dramma dei poveri da umanitario ad estetico. Il nuovo hobby dei benpensanti, che fanno parte di quel 20% che accumula con il sangue degli altri, è scattare fotografie ai disperati stesi sui cartoni. Poi, tutti felici, pubblicano la preziosa documentazione sui loro profili social tra le foto del cibo e delle vacanzette. I più agguerriti la inviano alle redazioni dei principali quotidiani. I novelli giornalisti vogliono, in questo modo, denunciare il degrado urbano mica l’indifferenza dei governanti, della Chiesa, della gente comune. D'altronde i poveri rovinano il panorama, o meglio i selfie. Limitano la libertà di fotografare o di ammirare un monumento, un vicolo, una piazza. Gravissimo! Dovrebbe costituire reato in una società squallidamente borghese come la nostra. Quelle persone disturbano il momento di relax dei signori e interrompono la realtà virtuale che la loro mente sofisticata, addomesticando la coscienza, riesce a costruire. I poveri ricordano cose spiacevoli: tipo gli effetti delle loro politiche, delle scelte produttive e sociali. Possono anche continuare ad esistere ma si dovrebbero nascondere. Come i cassonetti della spazzatura: servono ma urtano la vista. I poveri ostacolano il diritto dei ricchi ad essere oppressori spensierati. E questo non è tollerabile.

Testo del card. Francesco Montenegro:
"Il nostro è un Dio inquietante e scomodo, perché è tra noi e con noi. Ha la faccia da uomo. Ha fame, ha sete, è solo, è senza vestiti, è malato. Ce lo possiamo trovare tra i piedi. Parla con la samaritana, con l’adultera, non si vergogna di andare da Zaccheo, prepara la festa per il figlio mascalzone, rivaluta i rottami della società. E’ il Dio che sta dalla nostra parte. Anzi "quando lo cerchiamo nel tempio, Lui si trova nella stalla; quando lo cerchiamo tra i sacerdoti, si trova in mezzo ai peccatori; quando lo cerchiamo libero, è prigioniero; quando lo cerchiamo rivestito di gloria, è sulla croce ricoperto di sangue" (Frei Betto).
(Dalla Prolusione del card. FrancescoMontenegro, al 38° Convegno nazionale delle Caritas diocesane, Sacrofano (Rm), 18 aprile 2016).