Teresa d’Avila: il distacco

Dal punto di vista spirituale per distacco (1) si intende: “lo stato dell’anima che è libera da ogni affetto disordinato ed egoistico verso qualsiasi cosa o persona(2) . Teresa d’Avila sembra proporre proprio un cammino di liberazione progressivo, segnalando gli ostacoli che rallentano l’azione della grazia che, invece, agisce incessantemente verso tale obiettivo.

Il cammino di perfezione, scritto programmatico della sua Riforma, ha come nerbo questa liberazione ed è il miglior proclama del vero onore: «perdere mille onori per voi». L’orgoglio del lignaggio di sangue è sostituito da quello glorioso della Vergine e dei predecessori nel Carmelo; in cambio del sostegno del denaro l’onore della povertà; invece di titoli e dei tratti di cortesia i nomi della professione religiosa…(3).

Gli attaccamenti scomposti alle cose o alle creature sottraggono spazio alla presenza di Dio, rappresentano quelle parti della nostra anima, che rimangono aride perché l’acqua non riesce a raggiungerle, e oscure perché la luce non riesce a filtrare. Luoghi aridi e bui che, però, tendiamo a difendere attribuendo ad essi erroneamente un grande valore. In sostanza li consideriamo proprietà privata inalienabile.  L’esodo descritto e auspicato nel Cammino di Perfezione conduce alla libertà nella doppia accezione: libertà da (da se stessi, dagli altri e dalle cose), libertà per (essere un dono). Solo l’uomo libero può scegliere responsabilmente rispondendo al progetto di Dio sulla sua vita. Ciò trova evidente fondamento nella Sacra Scrittura, ad esempio:

Una cosa ti manca ancora: vendi tutto quello che hai, e distribuiscilo ai poveri, e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi(4); “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua(5); “Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non  lasciatevi imporre di nuovo  il giogo della schiavitù(6).

Il distacco teresiano, quindi, non deve essere confuso con l’indifferenza che è una malattia dell’anima, la più letale. Si tratta, al contrario, di accogliere l’azione dello Spirito dentro di noi e di accogliere la vita dei fratelli, in particolare di quelli che si trovano nella sofferenza. Lasciarsi coinvolgere, ma non travolgere: “rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto(7).

“[Teresa] non si è mai trasformata, per sua e nostra fortuna, in una religiosa fredda e insensibile davanti alle sofferenze della vita. Se è giunta ad un grado di interiorizzazione tale da godere la presenza di Dio nel proprio intimo in modo ininterrotto, possiamo però dire che è vissuta sempre con l’anima a fior di pelle per percepire –e soffrire!- le spigolosità delle persone e della vita” (8). 

La Santa era affabile: su questo convergono senza esitazioni le varie testimonianze ai processi (9). Nel Cammino raccomanda esplicitamente tale atteggiamento: “sforziamoci di essere molto affabili e accondiscendenti e di contentare le persone con cui trattiamo(10). In una parola la persona distaccata è necessariamente empatica, non essendo concentrata su se stessa, ascolta la “voce” di Dio e si pone a fianco di chi ha bisogno. Vive l’intimità a cui Dio la chiama e, proprio per questo, può cogliere l’invito irresistibile alla prossimità solidale. Si disinteressa sempre più radicalmente della propria reputazione -i punti d’onore nel linguaggio teresiano- (11) comprendendo che la dignità dell’uomo dipende dalla capacità di donarsi. “Si acquista tanta libertà da non preoccuparci più del bene o del male che si dica di noi, come se nemmeno ci riguardasse(12) . Non ci si realizza difendendosi ma superandosi, non appagando i bisogni ma andando oltre.

La questione dell’onore, all'epoca, era particolarmente sentita ed in Spagna in modo del tutto speciale. “Un osservatore dell’autentica realtà spagnola, lo storico Bennassar, cercando di cogliere le costanti degli spagnoli del passato, poté stabilire l’assioma che «se ci fu una passione che può definire da sola il comportamento del popolo spagnolo, questa fu indubitabilmente l’onore» (13). Questa valutazione evidentemente diventa necessaria per contestualizzare l’insistenza con cui la Santa affronta l’argomento. Durezza ed ironia per smontare profeticamente l’ennesimo idolo costruito da mani d’uomo. Il distacco prima vissuto e poi proposto da Teresa -che sarebbe opportuno tradurre con linguaggio più moderno in libertà interiore- non può essere valutato secondo le categorie della mortificazione di tipo penitenziale. Si tratta di una condizione che non si raggiunge con lo sforzo di volontà, ma è un dono di Dio. È pura grazia da chiedere e da accogliere. Le imposizioni costruite dalla ragione hanno vita breve nel migliore dei casi, altrimenti producono degenerazioni comportamentali. Essere liberi interiormente non significa evitare di guardare negli occhi gli altri, disconoscere l’affetto naturale per i familiari, o non usare i beni necessari al servizio. Non ci sono tagli da fare, ma trasformazioni. C’è una richiesta di intimità da parte di Dio a cui occorre rispondere. L’anima viene condotta nel deserto per imparare ad amare come Dio ama -cioè con totale donazione di sé ed in modo universale-  non certo per imparare a dis-umanizzarsi.

Si diceva sopra: l’indifferenza non è una vocazione ma una malattia. In tale prospettiva, la citazione di Teresa da applicare al distacco che convince di più è questa: “Vi chiedo solo che guardiate [il Signore](14). Ci viene chiesto di lasciarci liberare interrompendo l’inutile avvitamento su noi stessi. Ci dobbiamo convincere che il nostro “io” ha il respiro corto come tutto ciò che è finito e limitato. Chiuso nei suoi bisogni e nelle sue pretese, attaccato al tempo ed allo spazio. Se comprendiamo in profondità che l’unica relazione essenziale, costitutiva è quella con il Signore non solo diventeremo liberi, ma vorremo esserlo con tutte le nostre forze per collaborare alla sua iniziativa di salvezza.

(1) “Mi fermerò a parlarvi di tre cose, ricavate dalle nostre stesse Costituzioni: intendere quanto importi osservarle, giova molto per godere di quella pace interna ed esterna che il Signore ci ha tanto raccomandato. La prima è l'amore che dobbiamo portarci vicendevolmente; la seconda il distacco dalle creature; la terza la vera umiltà, la quale, benché posta per ultimo, è prima ed abbraccia le altre”  (Cammino di Perfezione 4, 4)
(2)Voce “Distacco” in Dizionario Enciclopedico di Spiritualità, 1, a cura di E. Ancilli e del Pontificio Istituto di Spiritualità del Teresianum, Città Nuova Editrice, Roma, 1990, pag. 815
(3) Introduzione alla lettura di Santa Teresa di Gesù, a cura di Alberto Barrientos, OCD, 2004, pag. 68
(4)  Vangelo di Luca 18,22
(5) Vangelo di Matteo 16,24
(6) Galati 5,1
(7) Romani 12,15
(8)  Maximiliano Herráiz, Dio solo basta, OCD, Roma Morena, 2003, pag. 372
(9) J. Castellano, Spunti di dottrina teresiana, Edizioni Domenicane Italiane, Napoli 1970, pag. 39
(10)  Cammino di Perfezione 41,7
(11) Ad esempio in Cammino di Perfezione 12, 7: “Dio ci liberi da chi pretende servirlo e coltivare insieme il proprio onore
(12)  Cammino di Perfezione 15,7
(13) Introduzione alla lettura, op cit, pag. 61
(14) Cammino di Perfezione 26,3