La casa dei migranti

Ti affacciavi sempre a quella finestra. Ti piaceva aprire la porta al papà prima del suono del campanello.

C’era il tavolo dove tua mamma preparava il pane. Nel pomeriggio lo usavi per i compiti. Ma quegli esercizi non riuscivano mai. “È il libro che sbaglia” dicevi con sguardo da furbetto.

Fuori avevi un po’ di spazio per giocare con i tuoi amici. Almeno prima dell’arrivo di quelli che giravano con le armi. “Sono qui per difenderci, ma è meglio che entri in casa” ti diceva tuo padre.

Poi sentivi sempre più spesso degli aerei. Facevano un rumore strano che ti spaventava. Era diverso dal rombo di quelli del vicino aeroporto.

Di quella casa hai solo ricordi adesso. Una fuga pazzesca, un boato che ti è rimasto nelle orecchie e nell'anima. Sei dovuto diventare grande in un istante.

La tua casa è diventata un camion affollatissimo ed una barca dove contava solo rimanere vivi.

Il mare che amavi tanto è diventato un incubo.

Hai perso tutto, per questo speravi di trovare una casa almeno nel cuore degli uomini.

Non è andata così. Un’altra delusione ti attendeva.

Ma non per sempre, perché un giorno Qualcuno ti riscatterà.