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Coraggio Francesco

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Coraggio Francesco, chiudiamo le operazioni finanziarie, restituiamo i soldi agli interessati e distribuiamo l’eccesso ai poveri, direttamente non alle strutture. Lasciamo libera la Provvidenza di agire secondo i suoi piani, senza mortificarla ed ostacolarla in schedature, commissioni e selezioni svolte da uomini (meglio da burocrati).

Coraggio Francesco, dismettiamo il patrimonio, riconsegniamo palazzi ed opere d’arte alla collettività. Trasferiamo la Chiesa, mettiamola dove lo Sposo l’attende: nei luoghi della disperazione. Dobbiamo, infatti, portare l’annuncio di gioia ai poveri e non ai turisti. Dobbiamo portare l’annuncio di liberazione agli oppressi e non messaggi di accondiscendenza e servilismo nei confronti di ricchi e potenti.

Coraggio Francesco, ammettiamo il fallimento. Ci siamo lasciati infiltrare dalle élite e dalla borghesia ed abbiamo preferito la loro interessata protezione alle beatitudini evangeliche.

Coraggio Francesco, rinunciamo ad ogni forma di sovvenzione statale …

La nostra fede

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«”È reo di morte!”. Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano, dicendo: “Indovina, Cristo! Chi è che ti ha percosso?»(1).

Signore, sì, ti riconosciamo in tutti i calunniati e torturati dai regimi, in tutti i dissidenti e in tutti i derisi dal Potere.

«Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: “Salve, re dei Giudei!”. E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo»(2).

Signore, sì, ti riconosciamo in tutti gli spogliati, gli impoveriti dalle strutture di peccato economico-sociali, negli espropriati di opportunità, nei piegati, nei disoccupati/precari/operai colpevolizzati dai loro oppressori, in tutti i crocifissi dalla storia.

«”Tu che distrug…

Preghiera del discepolo

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Fa’, o Signore, 
che io non ottenga mai una posizione sociale, un riconoscimento, una funzione; 
che io non diventi mai competente, esperto, intenditore; 
che io non abbia titoli per parlare o reputazione per essere ascoltato; 
che io sia deriso, accantonato, travisato; 
che io sia scartato dalle strutture, disprezzato dalle gerarchie, rigettato dal Sistema; 
che io sia eliminato da tutte le competizioni; 
che io non risulti idoneo a qualsiasi obbedienza di tipo militare; 
che io non provi soddisfazione in nessuna cosa inventata dal mondo; 
che io abbia la forza di resistere ai compromessi imposti dal Capitale, agli idoli borghesi, alle logiche del denaro. 
Ed, infine, fa’, o Signore, che io ti segua spogliandomi delle maschere indossate o subite, svuotandomi dell’indifferenza assorbita o dimostrata e scegliendo il luogo che hai scelto per te: la sconfitta. Lì, finalmente, con la distruzione dell’orgoglio e dell’autosufficienza, nulla più ci dividerà.

Tempo interrotto contro tempo prolungato

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Il tempo interrotto è quello dell’asceta (1) che cerca Dio nel rigido alternarsi tra preghiera e lavoro. Il tempo prolungato è quello del mistico che attende Dio predisponendosi all'incontro. 
Nel tempo interrotto l’asceta pronuncia preghiere vocali oppure pratica il silenzio come mortificazione. Nel tempo prolungato il mistico dialoga in confidenza oppure custodisce il silenzio per ascoltare la voce dell’Amore. 
Nel tempo interrotto l’asceta lotta contro le tentazioni. Nel tempo prolungato il mistico offre un luogo di riposo all'Amore. 
Nel tempo interrotto l’asceta compie penitenze. Nel tempo prolungato il mistico cerca di accogliere i suoi limiti. 
Nel tempo interrotto l’asceta intende espiare le sue colpe. Nel tempo prolungato il mistico consente all'Amore di guarire le sue ferite. 
Nel tempo interrotto l’asceta compie sforzi. Nel tempo prolungato il mistico ritrova la pace. 
Nel tempo interrotto l’asceta allena la volontà. Nel tempo prolungato il mistico vive la libertà
Ne…

Primo giorno di scuola

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Il maestro scende dalla cattedra, toglie la pedana e si siede tra i ragazzi. Rinuncia al regime dell’unilateralità, sa che anche le parole migliori hanno bisogno di essere accolte. Prende il programma formativo elaborato dalle apposite commissioni nazionali, europee e mondiali, quelle composte dai migliori esperti in campo didattico, scientifico, storico, umanistico, politico, geografico, musicale, sportivo, linguistico, tecnico, artistico, religioso e, davanti ai ragazzi, lo straccia, senza indugio. «Non è un gesto di protesta! È una liturgia di liberazione per ritrovare il senso delle cose. Non voglio essere responsabile della vostra alienazione. Il programma lo scriveremo insieme, dopo esserci conosciuti». Il maestro, alzandosi, guarda negli occhi i ragazzi uno ad uno. Si presenta parlando soprattutto delle proprie aspirazioni e dei propri disagi, poi brevemente delle competenze acquisite. Precisa che il suo CV viene aggiornato dopo ogni incontro, ogni condivisione esistenziale don…

Non abbandona

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Ogni nostra lacrima contata. 
Ogni nostra solitudine sofferta insieme. 
Ogni nostra incomprensione accolta. 
Ogni nostra sfiducia giustificata. 
Ogni nostra fuga inseguita. 
Ogni nostro ritorno atteso. 
Ogni nostra inconsistenza accompagnata. 
Ogni nostra caduta risollevata.
Dio non abbandona
Qualunque cosa accada. In qualunque luogo e condizione. 
Sempre cercati. Sempre pensati, riconosciuti, sostenuti. 
Sempre abbracciati. 
Non abbiamo altra dignità che la sua Misericordia. 
Non aspettiamo altro. Non speriamo altro.

Le scelte di Dio

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Una giovinetta di periferia per realizzare le speranze degli oppressi e spezzare le catene forgiate dal mondo. Dei subumani (i pastori) (1) per l’annuncio di gioia che nessuno è ancora riuscito a spegnere. Dei pescatori, rozzi, malfamati, pavidi, per testimoniare l’Amore che non indietreggia e si lascia crocifiggere. Un’eretica (la samaritana) per rivelare il dono della vita interiore. Una prostituta e un’adultera per rivelare il paradigma alternativo e creativo di Dio.

Niente re, regine, potenti. Niente specialisti, addetti al culto, intellettuali. Niente palazzi, uffici, burocrazie. Niente cattedre, pulpiti, tavole rotonde.
Noi ti rendiamo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli, agli ultimi, agli esclusi (2).

(1) Così venivano considerati all'epoca. 
(2) Cfr. Vangelo di Luca 10, 21