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La tua mano

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Camminiamo su sentieri sconosciuti. Si è fatta notte e non vediamo neanche dove mettiamo i piedi. C’è un’unica certezza: la tua mano. Niente parole o voci interiori, nessuna indicazione. Siamo esposti a continui pericoli: alcuni reali, altri immaginari. Ma nonostante una fragilità conclamata, nel fondo ci sentiamo al sicuro: come se, davvero, nulla di male potesse accaderci. Siamo custoditi anche se non mancano contraddizioni che ci preoccupano e feriscono. Per avanzare non resta che spingerci oltre la ragione superando le frustrazioni con l’audacia che viene dallo Spirito. Ritroviamo così dentro di noi una forza indefinita, una “diversa” dimensione in cui assumiamo prospettive incontaminate, non colpite, cioè, dalle deformazioni del calcoli economici. Solo così diventiamo capaci di realizzare utopie, di sradicare ingiustizie, di raggiungere l’altro nel luogo incui è rimasto solo con la sua sofferenza. Liberando l’altro dal suo dolore, liberiamo noi stessi dall'egoismo. Liberando …

Rupe inaccessibile

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Dovremmo sentire il dolore degli altri nelle nostre viscere e la loro sventura appartenerci, essendo simile a quella che tocca a noi. Dovremmo evitare di somministrarci i potentissimi anestetici che le istituzioni ci mettono a disposizione e leggere le cose da dentro, indossandone i panni. Dovremmo ricordare di non profanare, con l’indifferenza e la superficialità, il luogo sacro più importante: la sofferenza. Dovremmo camminare sulla stessa strada della disperazione, scrivere la storia degli sconfitti vivendola e subendola, calarci nell'abisso in cui sono stati relegati gli invisibili. Dovremmo rifiutare cattedre e pulpiti, incoronazioni e riconoscimenti. Dovremmo chiedere consigli agli esclusi e dare voce agli inascoltati. Dovremmo spezzare schemi e rigidità, togliere la sordina alla profezia, spostare gli orizzonti. Dovremmo ri-convertire le strutture impolverate dalla burocratizzazione dei carismi e incrostate dall'autoreferenzialità delle gerarchie. Dovremmo denunciare e

Tifosi

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In attesa di sapere chi vince tra i tifosi dell’accoglienza senza integrazione e i tifosi della sicurezza senza umanità, sappiamo con certezza chi ha perso: il migrante.

In attesa di sapere chi vince tra i tifosi della precarizzazione per i profitti del padronato e i tifosi dei lavoretti a fini statistici, sappiamo con certezza chi ha perso: il giovane/disoccupato.

In attesa di sapere chi vince tra i tifosi della produzione anche se inquinante e i tifosi dell’occupazione anche se pericolosa, sappiamo con certezza chi ha perso: l’operaio/cittadino.

In attesa di sapere chi vince tra i tifosi dei privilegi e i tifosi dell’equilibrio e dei compromessi, sappiamo con certezza chi ha perso: l’oppresso.

In attesa di conoscere chi vince tra i tifosi di una Chiesa preconciliare e i tifosi di una Chiesa che aiuta ma non denuncia e non condivide, sappiamo con certezza chi ha perso: Cristo e il povero.

Infatti “Gesù è stato follia per i sapienti, scandalo per i pii e sobillatore per i detentori del pot…

Quel giorno

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Dimmi, o Dio, che almeno tu valuti in modo diverso dagli uomini (1). Dimmi che almeno tu hai un altro paradigma esistenziale. E dimmi che hai un cuore e che non devi opprimere, prevaricare, eliminare l’altro per rimarcare la tua identità. Quel giorno, quando ti vedrò, come farò a riconoscerti? Come farò a capire che sei proprio tu e non un impostore: un servo di Mammona travestito di sacro o un falso profeta?

Se vedrò il sole roteare, la luna lampeggiare e il cielo aprirsi, non saprò riconoscerti con certezza. No! Se vedrò le folle aderire alla religione, accettare i dogmi e professare una dottrina, non saprò riconoscerti con certezza. No! Se vedrò chiese, santuari, pellegrinaggi affollatissimi, non saprò riconoscerti con certezza. No! Se vedrò cantare, ballare, organizzare, non saprò riconoscerti con certezza. No! Se vedrò convegni teologici, biblici, spirituali, non saprò riconoscerti con certezza. No! Se vedrò conventi, associazioni, famiglie sorridenti, non saprò riconoscerti con certezz…

Comunità o inferno

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L’opposizione evangelica è tra amare/servire Dio o amare/servire il denaro-potere, e non tra credenti e atei. L’ateismo, tra l’altro, ha aspetti provvidenziali perché purifica il cristianesimo dalle sue ipocrisie, lo aiuta ad essere più autentico, e cioè radicale. Ne evidenzia gli aspetti ridicoli, e ne demolisce le sovrastrutture escogitate dall'uomo ‘religioso’: il fariseo di tutti i tempi che separa la dottrina dalla Persona, le norme dalla coscienza e dal cammino personale, la pedagogia dalla compassione. L’ateismo nasce, anche, per la cattiva testimonianza dei cristiani, per la loro incoerenza ed ottusità ragionieristica, non certo per contrastare direttamente il Vangelo. D'altronde un ateo che persegue, senza saperlo, la giustizia del Regno può essere molto più vicino a Dio di un cattolico (della domenica) che partecipa, sbrigativamente, all'eucaristia, in attesa di raggiungere la vera “celebrazione” festiva: la partita dei suoi eroi milionari. E parafrasando il test…

Prospettiva femminile

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È sempre più urgente purificare dal maschilismo la relazione con Dio. Non ci può essere autentica vita spirituale senza uno sguardo al femminile sulla realtà, sul mondo interiore e sui rapporti sociali.

«Ad Èfraim io insegnavo a camminare tenendolo per mano, ma essi non compresero che avevo cura di loro. Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore; ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia; mi chinavo su di lui per dargli da mangiare» (Osea 11,3-4)

Dio agisce nelle profondità dell’essere, occorre immergersi più che elaborare. I processi di razionalizzazione, o peggio di banalizzazione, rischiano di produrre solo proiezioni e non incontri. E non basta, nemmeno, immergersi, ma è necessario pure fare spazio, svuotarsi. Infatti non si può accogliere l’altro, con i suoi sentimenti, i suoi punti di vista, le sue esigenze se è già tutto deciso, stabilito, cristallizzato. A dialogare con Dio, poi, è l’anima e solo indirettamente la ragione a cui arrivano dei frammenti ch…

Testimonianze

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Le testimonianze che ci cambiano la vita sono quelle che vengono dal basso. Raramente quelle pronunciate da un pulpito (da ministri di Dio che si riducono a funzionari), mai quelle biascicate da una poltrona (da politici che si riducono a servi di regime), da un salotto (da studiosi/pensatori/scrittori/artisti che si riducono a intellettuali prezzolati). Ho compreso le beatitudini (1) ascoltando i poveri, gli sconfitti, i derisi, gli emarginati. Ho compreso la povertà in spirito da chi, vivendo nel fango in paesi martoriati da feroci dittature, confidava con dignità nella Provvidenza. Ho compreso l’afflizione da una madre che aveva appena perso suo figlio, ucciso dalla disoccupazione e dall'assenza di speranza. Ho compreso la mitezza da uno di quei ragazzi che con i nostri paraocchi di lusso chiamiamo disabili. Ho compreso la fame e sete della giustizia da un lavoratore sfruttato che non ha ceduto al ricatto dell’azienda, pagando con il licenziamento. Ho compreso la misericordia d…